Gasperini resta a Bergamo? Meglio per lui e per noi

La candidatura di Gian Piero Gasperini per la panchina della Roma sembrerebbe essere sfumata. Diciamoci la verità: meglio così, soprattutto per lui.

Il trainer orobico ha 61 anni ed a Bergamo è un re. Ha regalato all’Atalanta la soddisfazione più grande della sua storia, al termine di una stagione memorabile. Ma soprattutto, sta per vivere l’esperienza più esaltante di tutti i 112 di vita della società bergamasca: la Champions League. Il “rischio” di finire in un girone di ferro è ovviamente più che concreto, ma chi se ne importa. Del resto, con quale spirito Gasperini si siederebbe in poltrona a vedere Atalanta-Barcellona? Al contrario, con il tecnico piemontese alla guida, i nerazzurri potrebbero davvero essere la sorpresa del girone, magari qualificandosi agli ottavi o arrivando terzi per proseguire in EL.

E poi, per cosa Gasperini dovrebbe rinunciare alla massima competizione europea? Per venire nella Capitale a fare da parafulmine? La tifoseria romanista sta attraversando un momento di grande sconforto e delusione: le cessioni che hanno letteralmente disintegrato la squadra semifinalista di Champions 2017/18, l’1-7 di Firenze, l’addio di De Rossi, la Lazio che alza nuovamente un trofeo, la stagione horror appena andata in archivio. Solo un vero romanista accetterebbe la panchina della Roma in un momento del genere. Le dichiarazioni di Cosmi su Gasp, in tal senso, lasciano il tempo che trovano, perché il buon Serse è proprio della Roma.

Certo, i nomi alternativi che circolano non alimentano sogni di gloria: Giampaolo, De Zerbi, addirittura Mihajlovic (ma Trigoria è sulla Luna o a Roma ?!?), sono tutti tecnici che finora hanno fatto bene in squadre che non hanno ambizioni di vertice o comunque di Champions.
I tifosi della Roma, dal canto loro, sperano sempre in un colpo di coda, in una sorprea last minute di nome Allegri o Sarri, insomma qualcuno faccia ipotizzare quantomeno il ritorno sul podio. In alternativa, però, come dimostrato anche domenica scorsa all’Olimpico, i romanisti stessi non disdegnerebbero affatto la conferma di Ranieri, allenatore di grande esperienza, romano, romanista, ma soprattutto capace di rimettere insieme i cocci dopo tre quarti di campionato trascorsi a raccogliere palloni in fondo alla rete.

Con Sir Claudio alla guida, nelle ultime otto giornate la Roma non ha mai perso, vincendo cinque partite su otto, subendo appena tre reti e mantenendo una perfetta media inglese. Inoltre, il mister di Testaccio ha “ricostruito” giocatori importanti come Fazio e Florenzi, ha grande stima di Patrik Schick e sa come migliorare la rosa per centrare il quarto posto senza particolari patemi d’animo.

È quantomeno singolare riscontrare che a Trigoria questo aspetto non sia stato adeguatamente considerato. Qualsiasi club pratico e sensibile, dopo il tributo di domenica scorsa avrebbe fatto sedere Ranieri ad un tavolo proponendogli un biennale, perché la conferma di Claudio rappresenta, sulla base di numeri e non di teorie, la strada più semplice per tornare in CL. Ora forse è tardi, perché la dignità non ha prezzo, ma toccando le corde giuste si potrebbe ancora sistemare tutto.